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Pensieri che nascono dal silenzio. Colori e Suoni. |
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Scritto da Rosaria Torrisi
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 Questa non è una vera introduzione ma un augurio per ciascuno di noi, a proseguire nella propria ricerca individuale. Personalmente mi ha spronato a continuare questa avventura che avevo già iniziato da qualche tempo e consiste nel brano che segue che mi fu donato dal mio carissimo amico Andrea B. che ringrazio, ma lo sfido nella sua ricerca oltre il manifestarsi della molteplicità e dell'unità metafisica.
 Mai, prima di allora, si era assistito ad un evento simile. La tensione era alta e l’atmosfera gocciolava emozione. I presenti ne erano turbati: tutti i colori avevano deciso di riunirsi insieme in assemblea. Un’assemblea dove nessuno mancava, dai più diffusi come il colore del mare o degli alberi, a quelli meno noti dei pigmenti usati dai Nambikwara amazzonici per tingere la propria pelle. Ogni colore avrebbe potuto prendere parola per esporre il proprio parere, o anche solo per esporsi, per rendersi noto, poiché i colori esistono solo quando qualcuno li riconosce.  Avevano deciso quel congresso i colori principali, quelli più diffusi e potenti: il bianco e il nero innanzi tutto, ma anche i colori dell’arcobaleno. Contro il loro parere, nessuna decisione avrebbe potuto essere presa e meno che mai se si fossero opposti i due grandi. Essi avevano il potere di impedire qualsiasi evento non fosse piaciuto loro. Sapevano infatti i colori che tutto quanto e’ visibile e tangibile, tutto ciò che ha un gusto e un odore è necessariamente colorato. Vasto era il loro dominio, più esteso del regno dei re dei re. Ma il potere ha bisogno di confermare se stesso e lo fa - in genere – accrescendosi. Ecco il perché’ di quel simposio. I colori avrebbero dovuto decidere l’unica cosa sfuggita loro fin dall’inizio dei tempi: le tinte dei suoni e dei rumori, il cromatismo di un canto o di un fragore. L’oggetto delle deliberazioni era sconfinato e sconfinato era l’incremento di potere che ne sarebbe conseguito. Ma in un punto non troppo distante si stava svolgendo un’analoga riunione – pari emozione, pari spettacolo – del quale non sapevano nulla. In quei giorni infatti, l’assemblea dei suoni stava decidendo di accrescere il proprio potere scegliendo le melodie e i ritmi cui avrebbero dovuto assoggettarsi i colori. Equidistante tra i due sedeva, taciturno e pensieroso, il re della trasparenza silenziosa.Presto sarebbe divenuto il sovrano assoluto di tutto ciò che fu. |