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Plotino

Plotino, uno dei più importanti filosofi dell'antichità, erede di Platone e padre del neoplatonismo, nacque in Egitto intorno al 205 dc e morì a Roma nel 270 dc. Fece i suoi studi ad Alessandria, uno dei più importanti centri culturali di quel tempo, in cui si incontrano il platonismo, l'ebraismo, il cristianesimo, lo gnosticismo, l'ermetismo, ma anche le idee del lontano Oriente. In effetti nel pensiero di Plotino ritroviamo diversi elementi della sapienza orientale. L' intenzione di Plotino era di superare la dualità Dio-Materia, che era invece presente in Platone e Aristotele.

Per Plotino il Dio supremo, l'Uno-Bene, è assolutamente trascendente e ineffabile. Esso non può contenere alcuna divisione, molteplicità o distinzione; è al di sopra persino di qualsiasi categoria di essere. L'Uno «non può essere alcuna realtà esistente» ed è «prima di tutto ciò che esiste», non gli si possono attribuire pensieri perché il pensiero implica distinzione tra pensatore e oggetto pensato. Allo stesso modo, non gli si può attribuire una volontà cosciente, né attività alcuna. La mente umana non può dire cosa esso sia, ma al massimo dire cosa non è. A rigore non si potrebbe neanche definire Bene: « L'Uno non può essere una di quelle cose alle quali è anteriore: perciò non potrai chiamarlo Intelligenza. E nemmeno lo chiamerai Bene, se Bene voglia significare una tra le cose. Ma se Bene indica Colui che è prima di tutte le cose, lo si chiami pure così. »

Per Plotino il molteplice, il finito è un allontanamento via via maggiore dal Bene indeterminato o Assoluto unitario. E come si origina la molteplicità cosmica?

Dall'Uno procede l'Intelletto (Nous o Spirito: seconda ipostasi). L'emanazione avviene per una sorta di auto-contemplazione dell'Uno: nel contemplarsi, l'Uno si sdoppia in soggetto contemplante e oggetto contemplato. Questa autocontemplazione non appartiene propriamente all'Uno, perché in Lui non c'è dualismo alcuno. L'autocontemplazione è soltanto la conseguenza del traboccare dell'Uno, che ne rimane al di sopra. L’Intelletto è l'estasi dell'Uno: il suo pensiero che pensa se stesso e le Idee.

 

 

Poi c'è l'Anima (terza ipostasi), veicolo dell'Uno nel mondo che contemplando Dio e le Idee crea l'universo e il suo ordinamento razionale. Unione di essere e pensiero, da una parte è rivolta verso l'Intelletto e dall'altra guarda verso il basso. Il processo di creazione o meglio di emanazione non avviene nel tempo essendo questo generato dall'Anima cosmica, e conserva la sua sostanziale unità. Solo che man mano che gli enti creati si allontanano “per temerarietà” dall'Unità originaria e quindi dalla Verità, si oscurano e si “materializzano”. Tutto perciò deriva dall'Unità suprema, l'Uno-Bene, che non genera l'universo per amore come vogliono i cristiani, ma per necessità intrinseca, per la naturale effusione della sua natura “radiante”, “sovrabbondante”, come la luce che non può fare a meno di irradiarsi o il fiore che espande il suo profumo.

Tutto il creato aspira alla propria riunificazione o ritorno all'Origine e per Plotino, come per le filosofie orientali, questo può avvenire solo “sospendendo tutte le attività mentali”. Ci troviamo così davanti alla prima enunciazione di una “teologia negativa” (apofatica), che verrà ripresa da tanti mistici cristiani e che si ricollega alle tecniche di meditazione orientale. Anche per Plotino poiché la mente contrappone un soggetto a un oggetto, non può afferrare l'Uno, ma l'anima separandosi dalla sensibilità e dal corpo (morire a se stessi), purificandosi dalla molteplicità, ritrova l'impassibilità originaria e riscopre la propria “rassomiglianza con Dio”. Nell'autocoscienza priva di pensiero discorsivo si ritrova la nostra vera patria, la beatitudine. L'estasi è un atto contemplativo a-razionale in cui si sospende il nostro essere abituale e ci si immedesima con l'Assoluto. Per arrivare a simile ascesa è necessario un lavoro graduale di:

  • purificazione della sensibilità

  • distacco dal corpo e dalla materia

  • studio filosofico

  • riflessione

  • meditazione/contemplazione della Realtà suprema.

La via da percorrere per Plotino è chiara e razionale anche se comporta un salto finale al di là dell'intelletto e l'uomo può salvarsi da solo, senza mediatori celesti o riti e cerimonie. Questa è infatti la sua critica nei confronti delle religioni della salvezza. Tutto questo ci richiama alla mente il Vedanta e la filosofia di Plotino rappresenta una mirabile sintesi tra il pensiero greco/pagano e Oriente upanishadico, tra razionalismo e religiosità. Nel libro “Vita di Plotino” Porfirio, suo discepolo racconta che quattro volte nella vita il maestro aveva avuto stati di estasi, e lo stesso Plotino racconta nelle “Enneadi” di avere avuto “visione di una bellezza inimmaginabile” quando era riuscito a estraniarsi da ogni cosa e interiorizzarsi, che gli si rivelò “quel dio che non ha forma né figura e che risiede al di là dell'intelletto e del mondo intellegibile”. Pare che le sue ultime parole in punto di morte furono: “Sto per riunire il mio sé interiore al Sé universale”.

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