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Respirazione e Pranayama

Nella pratica dello yoga il respiro riveste un’importanza fondamentale. E questo non solo per quanto riguarda l’aspetto fisiologico, è facile capire che il respiro è vita, un corpo che non respira è un corpo morto. L’ossigenazione delle cellule del nostro corpo è fondamentale per la loro stessa esistenza. Ma è altrettanto vero che il respiro è la chiave per accedere al dominio del movimento pensativo. E’ possibile constatare nella nostra esperienza come un pensiero-emozione che sia di ansia, paura ecc. possa modificare il ritmo del nostro respiro. Basta portare attenzione ai nostri momenti di turbamento e verificare come questi accelerano e modificano il ritmo del nostro respiro, per non parlare poi di altre ripercussioni a livello fisico quali: il battito del cuore più veloce, tremori, sudore, ecc.

Per lo yoga è importante il controllo del respiro (prānāyāma) perché conoscendo a fondo le dinamiche sottili di esso possiamo arrivare al controllo della mente. Ma occorre precisare che per lo yogi il respiro è il mezzo per accedere al prānā. Occorre distinguere tra il respiro e il prānā, poiché il prānā è più del respiro, è l’energia che determina la vitalità di tutte le cellule del nostro organismo, quindi abbraccia il funzionamento di tutto il corpo: dall’attività cellulare alla produzione del pensiero, ecc.

Prendendo consapevolezza del rapporto che c’è tra respiro e mente possiamo agire sul ritmo del respiro per modificare lo stato della mente.

“Quando il respiro è agitato la mente è instabile. Ma quando si acquieta anche la mente trova la sua pace naturale.” (Hatha Yoga Pradipika)

Come possiamo notare il prānāyāma è un processo delicato e complesso poiché non riguarda solo la respirazione fisiologica, non si tratta quindi di essere abili nell’assorbire più aria o ritenere a polmoni pieni o vuoti per un tempo lungo; esso ha a che fare con l’aspetto più sottile e profondo del nostro essere. Se osservassimo il respiro spontaneo potremmo notare come ognuno di noi ha un ritmo di respiro diverso e che dipende dallo stato fisico-biochimico e psicologico di ognuno. Quando volontariamente agiamo sul ritmo del respiro avremo una ripercussione a livello biochimico ma anche psicologico. Quindi lavorando sul respiro entreremo nell’area più sottile dell’essere umano dove risiedono dinamiche psicologiche ed energetiche che tengono in vita il nostro organismo.
A questo punto è bene considerare che visto la complessità e la delicatezza del processo occorre accostarsi ad esso con molta precauzione e sensibilità per evitare pericolosi scompensi a livello fisico e mentale.
Prima di avvicinarsi alle pratiche di prānāyāma impariamo innanzitutto a conoscere la respirazione. Dall’osservazione del respiro spontaneo con gradualità ci avviamo a conoscere la respirazione completa.
E per accedere ad una respirazione completa occorre conoscere le varie parti del corpo che svolgono la funzione del respirare, precisamente l’addome, il torace, e la parte clavicolare con la rispettiva muscolatura che li sostiene. In questo modo possiamo separare il respiro in varie fasi:

  • La fase addominale

  • La fase toracica

  • La fase clavicolare.

Se conosciamo attentamente, eseguendole separate, le varie fasi, sarà più facile ed agevole accostarsi alla respirazione completa che unifica tutte le fasi del respiro: inspirando si dilata l’addome, poi il torace fino al dilatarsi di tutta la gabbia toracica comprese le clavicole; espirando si comprime il torace, poi l’addome strizzandosi come una spugna.
I benefici della respirazione completa riguardano il nutrimento del corpo, l’ ossigenazione ma soprattutto la sua purificazione, cioè l’eliminazione delle tossine che non saranno solo fisiche ma anche mentali.
Se il respiro diventa consapevole e armonioso i suoi effetti si ripercuoteranno anche sulla nostra psiche, armonizzandola e purificandola.

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